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X Town Carrara



Puoi trovare questo nucleo nel numero 60 a pagina 35 del giornale.

Dicembre 1, 2024




X Town è un progetto editoriale che racconta la trasformazione fisica e sociale delle company town italiane, città la cui vita produttiva gira attorno a una o poche grandi fabbriche. 


In un’economia che si sta lasciando il settore dell’industria pesante sempre più alle spalle, questi luoghi si trovano in una fase di transizione profonda e delicata.​



Siamo a nord della Toscana, nel territorio delle Alpi Apuane. Qui il passare degli anni è scandito da vuoti che nascono all’orizzonte, lì dove prima c’era un pezzo di montagna


«Le montagne non ricrescono». Sembra un assunto apparentemente ovvio per chiunque. Eppure c’è un luogo in cui questa frase ha un significato molto più esteso, in cui il passare degli anni è scandito da vuoti che nascono all’orizzonte, lì dove prima c’era proprio un pezzo di montagna. 

Siamo a Carrara, a nord della Toscana, nel territorio delle Alpi Apuane, e «le montagne non ricrescono» riecheggia in molti discorsi con la comunità che ci abita. 

Vette mozzate, spianate, pendii scorticati e sempre più bianchi. «Non è neve come pensano i turisti», ci dicono scherzando appena arriviamo in stazione. Questa zona è conosciuta da millenni per l’estrazione del celebre marmo di Carrara, quello della pietà di Michelangelo e della torre di Pisa, solo per citare alcune opere in cui è stato utilizzato.

Oggi però il suo impiego prevalente riguarda tutt’altro. Appena l’1% del marmo viene estratto per monumenti e opere d’arte, secondo i dati dell’osservatorio “Ambiente e Legalità” di Legambiente, il 20% viene immesso sul mercato sotto forma di lastre, piani cucina, piastrelle, e la restante parte, il 75% circa del totale di marmo estratto, viene trasformato in polvere per diventare carbonato di calcio. Il vero business del momento. Un affare che, come tutto l’indotto, continua a generare profitto solo nelle mani di pochi, ovvero i proprietari delle cave – da anni gli stessi – con utili stratosferici e fatturati che superano spesso anche i 50 milioni di euro all’anno. Un bene pubblico come la montagna viene privatizzato. I crescenti costi sociali, economici e soprattutto ambientali dell’estrazione del marmo, invece, li pagano tutti, con un conseguente grande problema di redistribuzione della ricchezza.


Articolo di

Andrea Carcuro
Caporedattore

Hanno collaborato